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VERBANIA – 20-02-2020 -- Sette anni e due processi

per stabilire che non ci fu alcun tentativo volontario di investimento, né un incidente stradale. È stato scritto ieri, con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, l’epilogo di una vicenda nata come un dissidio tra vicini di casa e diventata un doppio processo per lesioni aggravate. A gennaio del 2013, in un tranquillo quartiere verbanese di ville e villette, un uomo allora 83enne, uscì di casa al volante della sua Fiat Panda e transitò, come era solito fare, su una striscia di terreno di proprietà del vicino su cui ritiene di avere il diritto di passaggio. Questi uscì -seguito da moglie e figlio- e gli andò incontro, riprendendo col telefonino la scena e avvicinandosi per affrontarlo. L’anziano tentò di tirare dritto e, in un attimo di confusione, il vicino cadde a terra. Furono chiamati i vigili, andò al pronto soccorso dove gli fu data una prognosi di cinque giorni, e presentò denuncia.

Al termine dell’indagine la Procura valutò quel fatto come lesioni volontarie. Ritenne cioè che l’automobilista fosse volutamente andato contro il vicino, per fagli male. Il fascicolo andò dal giudice di pace che, ricevuta ulteriore documentazione medica dalla parte offesa attestante una prognosi più lunga, rilevò l’aggravante, si dichiarò incompetente e trasmise nuovamente gli atti alla Procura. Che, nel 2017, ha imbastito un secondo processo -stavolta davanti al giudice monocratico- per lesioni volontarie aggravate. Dopo due anni di dibattimento e un confronto tra i periti di parte e il ctu incaricato dal Tribunale di ricostruire l’incidente tramite il video fornito dall’investito, si è arrivati a una decisione. Accertato che la Panda viaggiava tra 1 e 2 chilometri l’ora e visti gli atti, è stato lo stesso pm Anna Maria Rossi a chiedere l’assoluzione, scartando comunque l’ipotesi della volontarietà. “Se anche ci fosse stato un incidente – ha detto –, non c’è il nesso di causalità”. Analoghe le considerazioni dell’avvocato della difesa, Daniela Santangelo, mentre la parte civile (avvocato Riccardo Borgna) ha chiesto la condanna e il risarcimento. Il giudice Rosa Maria Fornelli ha assolto l’anziano che, alla soglia dei 90 anni, ha accolto la fine di una vicenda lunga sette anni con filosofia: “se mi avessero condannato, sarei dovuto scampare ancora parecchi anni per vedere l’Appello”.