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borghi enrico

ROMA - 29-05-2020 -- "Negli scorsi giorni

siamo venuti a conoscenza di una lettera firmata congiuntamente dal presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, e dal presidente uscente del Canton Ticino, Christian Vitta, indirizzata ai ministri dell'economia di Roma e Berna. Come parlamentari Pd abbiamo chiesto ufficialmente di poter avere questo testo e siamo rimasti sconcertati dal suo contenuto - dichiara  il segretario d’aula democratico alla Camera, Enrico Borghi - Fontana, piegandosi completamente a tutte le richieste ticinesi, chiede al Governo italiano di abrogare l'accordo del 1974, che regola oggi i rapporti tra i due paesi e la fiscalità dei frontalieri, per sostituirlo con un nuovo testo che  peggiora addirittura l’accordo "parafrato" dalle diplomazie nel 2015.”
 “La prima cosa che lascia sconcertati -prosegue Borghi- è la data della lettera: 30 aprile 2020. Nel pieno della più grave emergenza sanitaria che abbia mai colpito la Lombardia e che sta stravolgendo l'economia di frontiera, il Presidente della Regione Lombardia chiede subito un nuovo accordo fiscale sfavorevole per Comuni e frontalieri. Fontana -e quindi la Lega- ha chiesto che per i frontalieri sia applicato il nuove regime fiscale senza correggere le criticità che avevano portato i parlamentari del Pd a fermarlo, e chiede addirittura che sia applicato da subito e senza gradualità ai nuovi frontalieri. Inoltre cerca di mettere mano sulla gestione dei ristorni chiedendo che almeno il 50% dell'extra gettito derivato dalla nuova tassazione sui frontalieri sia gestito da Regione Lombardia e non direttamente versato ai Comuni. Altro che autonomia! Puro centralismo regionale. Questa azione di Fontana e della Lega ci trova totalmente in disaccordo, nei tempi, nel metodo e nel merito. Non si possono tradire così i lavoratori e le comunità di frontiera - conclude il parlamentare del Partito Democratico - realizzando una vera e propria resa al sovranismo ticinese che ha visto su questo tema la Lega piegarsi alle posizioni oltranziste e anti-italiane della Lega dei Ticinesi e della destra reazionaria Svizzera. Ovviamente, nella circostanza, brilla il silenzio della Lega piemontese, e più in generale della Regione Piemonte, che speriamo almeno su questa materia così rilevante per il futuro dei territori di frontiera eviti di continuare ad andare al traino (sbagliato) della Regione Lombardia come ha fatto nella gestione dell’emergenza sanitaria  o nella vicenda concessioni idroelettriche. A Roma vigileremo affinché questa proposta di Fontana venga rapidamente archiviata, ma da oggi sono finalmente chiare le posizioni di chi sul tema del frontalierato ha lavorato seriamente come il Pd e di chi come la Lega ne ha fatto una vicenda di pura strumentalizzazione politica”. (c.s)

 (c.s)