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VERBANIA - 24-11-2020 -- La Casa d’appuntamenti

era in una zona semicentrale di Domodossola, al terzo piano di un palazzo. L’aveva presa in affitto tramite agenzia immobiliare una donna di nazionalità cinese. Che vi si svolgesse il mestiere più vecchio del mondo la polizia -attivatasi a seguito della segnalazione d’un confidente- ne ebbe conferma entrando nell’androne, dove si trovavano preservativi e volantini pubblicitari dell’”Oriental sexy”. Gli agenti svolsero un primo accertamento nell’ottobre 2015 e tornarono a un anno di distanza quando, nel frattempo, l’affittuaria dell’appartamento era cambiata. I poliziotti ancora una volta scoprirono l’attività, mandando in avanscoperta un loro uomo in borghese che, fingendosi cliente, prese un appuntamento e, arrivato sul posto, telefonò per confermare la sua presenza prima di entrare. La modalità d’accesso al postribolo era questa: chiamare il numero indicato e annunciarsi. In realtà, all’altro capo del telefono, non c’era la prostituta che riceveva in casa, ma una terza persona con funzioni -per così dire- di centralinista.

Il finto cliente, arrivato al dunque, fece scattare la trappola e i colleghi fecero il loro ingresso nella casa d’appuntamenti, dove trovarono due donne e un uomo, che aveva con sé tre telefoni. Nascosti nel divano rinvennero 1.600 euro in contanti.

L’indagine s’è sviluppata da questi elementi e ha portato la Procura di Verbania a individuare la presunta tenutaria in Suje Guo, 58 anni, cittadina cinese, finita a processo con l’accusa di sfruttamento della prostituzione. Per lei oggi il pm Nicola Mezzina ha chiesto, contestando l’aggravante dello sfruttamento ai danni di più persone, la condanna a 5 anni e 1.800 euro di multa.

Non è chiara l’identificazione dell’imputata –ha ribattuto il difensore d’ufficio, Mario Di Primio– e non è nemmeno provato che fosse lei che sfruttasse le altre donne, quanto piuttosto prostituirsi a sua volta. Il collegio presieduto da Donatella Banci Buonamici, con giudici a latere Rosa Maria Fornelli e Annalisa Palomba, l’ha condannata ma riconoscendo le aggravanti equivalenti alle attenuanti, con una pena finale di 2 anni e 300 euro di multa.