1

borronifun

VERBANIA - 23-07-2021 -- Un applauso, il segno tangibile di un ringraziamento che mai aveva chiesto in vita, ha accompagnato l’uscita della salma dalla basilica di San Vittore. Avvolta nella bandiera sabauda, come ha voluto anche il nipote Christian, Carla Borroni ha lasciato questa terra in punta di piedi, come aveva vissuto. O, meglio, come ha sempre voluto che fosse percepita la sua presenza: costante ma non invadente, vicina ma disinteressata, di sostanza e non di apparenza. Al funerale, concelebrato ieri pomeriggio nella basilica di San Vittore da don Costantino Manea, don Roberto Salsa e da don Riccardo Bonacci, c’erano il vicesindaco Marinella Franzetti con la fascia tricolore, il gonfalone comunale listato a lutto, i volti amici delle numerose associazioni di volontariato con le quali ha collaborato “in oltre sessant’anni”. È stato Giovanni De Benedetti, che con lei ha vissuto la nascita del Centro d’ascolto - “una sua intuizione, come la casa di prima accoglienza per le donne, come l’associazione per gli ammalati psichici” - a tratteggiarne un commosso ricordo della novantenne verbanese, insignita della benemerenza nel 2006, scomparsa nella notte tra martedì e mercoledì. “Dopo le scuole commerciali ha lavorato 42 anni all’Unione industriale, dove ha goduto sempre dell’alta stima di tutti – ha detto –. Ma la sua vita è stata altruismo, la scelta di dedicarsi agli ultimi, i bisognosi”. Prima con la San Vincenzo di Intra, della quale è stata una colonna, ma anche al Muller e al San Rocco. “Con grande entusiasmo. Ricordo giornate stupende e indimenticabili: aveva per tutti gli ospiti un abbraccio, un sorriso, una carezza”. La sua è stata una presenza “silenziosa e operativa, fatta di carità e amore, non per gloria personale”. Una presenza ispirata dai valori cristiani e che ha ispirato le generazioni che l’hanno succeduta e che non la dimenticheranno.