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VERBANIA - 01-07-2022 -- La sensazione è che, infranto uno spartiacque, le schermaglie non siano ancora finite. La decisione dei sindaci del Vco che, venerdì, a larga maggioranza hanno respinto la proposta di ristrutturare e mantenere i due ospedali di Verbania e Domodossola preferendo l’ospedale unico provinciale, è un chiaro segnale che, però, non risolve l’atavico problema della Provincia Azzurra.

Sul piano politico è la debacle del centrodestra e, in particolare, della Lega, perno dell’Amministrazione Cirio che ha nell’ossolano Alberto Preioni (capogruppo) l’unico esponente eletto del Vco. A Torino il governatore e l’assessore Luigi Icardi non si aspettavano una votazione simile, che oltre a manifestare il totale scollamento tra i partiti del centrodestra e i rappresentanti istituzionali territoriali, lascia irrisolto il nodo più grande.

Dove? Dove costruire il nuovo ospedale provinciale? Su questo interrogativo ci si scanna da almeno vent’anni e sulle diverse posizioni si sono giocate elezioni e carriere politiche. Ivan Guarducci, presidente forzista della Provincia tra il 1999 e il 2004, puntò tutto sull’ospedale unico provinciale a Piedimulera. Il vento del campanilismo e del populismo cavalcato dal centrosinistra (e dalla Lega) nel 2004 gli fecero perdere sonoramente le elezioni a favore del diessino Paolo Ravaioli, il cui motto era “mantenimento e potenziamento degli ospedali esistenti”. Per salvare capra e cavoli la Regione guidata da Mercedes Bresso si inventò, con direttore generale dell’Asl Ezio Robotti, quell’ospedale unico plurisede (un po’ di reparti di qui, un po’ di là) che tuttora esiste ma che, ora, tutti -compresi quelli che lo vollero- ripudiano.

Chiudiamo un Dea e diteci in una settimana quale”, fu l’uscita di Sergio Chiamparino (vicepresidente Aldo Reschigna) e della Regione nel 2019, quando (ri)deflagrò la guerra tra territori, chiusa con l’annuncio dell’ospedale unico baricentrico a Ornavasso collina, anch’esso naufragato anche a causa della burocrazia (non s’è nemmeno arrivati al progetto nonostante l’annuncio che sarebbe stato pronto in quattro anni) e costato caro proprio a Reschigna, che da vicepresidente uscente incassò 4.811 preferenze contro le 6.135 del parvenu Preioni, con la Lega al 37,6% e il Pd al 29,8%.

Visti i precedenti, l’attuale governo regionale ci è andato coi piedi di piombo, annunciando nell’autunno 2019 il nuovo ospedale alle porte di Domodossola che sarebbe stato il fulcro della sanità col “Castelli” declassato. Le successive e vibrate proteste si sono smorzate con la fortuita, in questo senso, compartecipazione della pandemia, che ha congelato ogni ragionamento per due anni. Ora il tema è tornato d’attualità e il voto dell’altro ieri ha messo alle strette Torino, rinviando la partita alla stessa domanda di cui sopra. Dove? Cirio e Icardi rimandano la palla ai comuni e, intanto, guardano il calendario, perché alle elezioni mancano meno di due anni e, come accaduto da due decadi a questa parte, c’è il forte rischio che tutto slitti alla futura Amministrazione.

Vanno lette anche in questo senso -in chiave elettorale- le prese di posizione successive alla decisione della conferenza dei sindaci. Domani sera a Palazzo Flaim il sindaco di Verbania Silvia Marchionini, che lavora ormai da tempo a una sua candidatura a Palazzo Lascaris nel 2024, ha convocato -l'aveva già fatto prima, in verità- una riunione aperta a tutti proprio sul tema della sanità. Una riunione alla quale non ci sarà nessuno della Regione, né Giandomenico Albertella, aspirante ri-candidato sindaco del centrodestra (sconfitto nel 2019) che, cogliendo la palla al balzo, ha già ribaltato la frittata affermando che Marchionini ha svenduto Verbania e il suo ospedale, che chiuderà.

Perché, all’inizio e alla fine di tutto, c’è questo: quanto il cittadino avrà l’ospedale vicino a casa? Chi sta a Cannobio non accetta di andare a Ornavasso o Piedimulera; così come sono scettici i residenti delle vallate ossolane; così come non piacerà ai domesi perdere il San Biagio (con ciò che comporta, anche per Verbania, avere l’indotto di un nosocomio all’interno della città) per andare a farsi curare più in giù nella valle del Toce. La dimostrazione, finora, è arrivata nelle urne e il 2024 s’avvicina.